Fobia Set15

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Fobia

Quando la fobia diventa invalidante

Fobia

La fobia è una sfaccettatura della paura vissuta in maniera irrazionale

Quando parliamo di fobia la prima associazione che facciamo è quella di collegarla alla paura. In un certo qual modo non sbagliamo ma, dal punto di vista strettamente psicologico, la fobia è uno stato di terrore e repulsione irrazionale ed esasperato nei confronti di animali, oggetti, situazioni di vita, contesti sociali e molto altro che possono vincolare il normale andamento della vita quotidiana. La fobia è dunque una manifestazione sproporzionata e talvolta inutile della paura che invece si configura come una risposta ad uno stimolo che può causare una reale o probabile minaccia all’incolumità del singolo e funziona come campanello d’allarme necessario alla sopravvivenza.
Le fobie possono essere classificate in fobie specifiche e fobie sociali. Le fobie specifiche prendono in considerazione quelle nei confronti di animali, ambienti naturali (come la paura dell’altezza ovvero “l’acrofobia”), sangue-iniezioni-ferite, situazioni specifiche (ad esempio la nota “claustrofobia” cioè la paura degli spazi chiusi) e altri tipi generate da stimoli diversi come la “dismorfofobia” vale a dire considerare il proprio corpo o parti di esso come orrende, disgustose e ripugnanti. Le fobie sociali invece si caratterizzano per il terrore nei confronti di situazioni collettive in cui si è esposti al giudizio sociale, concretandosi nell’evitamento di tutte quelle circostanze sociali o familiari in cui si teme di essere valutati negativamente portando ad una sorta di isolamento, appunto, sociale. Esiste poi uno specifico tipo di fobia definito Agorafobia

In generale tutti i tipi di fobie si associano a sintomi di natura neurovegetativa quali tremore, palpitazioni, rossore, tachicardia ecc che in qualche modo condizionano a loro volta la risposta allo stress rendendolo ancora più allarmante; ed è proprio in quest’ultimo caso che le fobie vengono a configurarsi come invalidanti perché se immaginiamo di dover stare attenti a tutti gli uccelli (“ornitofobia”) che ci svolazzano intorno allora ci rendiamo conto che non possiamo neppure goderci una semplice passeggiata in mezzo alla natura. Questo come molti altri esempi possono portare il soggetto ad una esasperazione poiché lui stesso si rende conto dell’irrazionalità, della mancanza di una spiegazione logica che le possa giustificare e anche di un controllo volontario su di esse. Riallacciandomi alla citazione di Frost

“Il modo migliore per venirne fuori è sempre buttarsi dentro”

possiamo riflettere sul fatto che anche la fobia, soprattutto nei casi in cui diventa realmente condizionante, ha bisogno di essere guardata da vicino, compresa, elaborata e trasformata ed il modo migliore per farlo consiste nell’intervento terapeutico. Dal punto di vista tecnico gli approcci più utilizzati sono quello psicodinamico e quello cognitivo-comportamentale. Nel primo caso è necessario che il paziente sia consapevole del proprio disagio avendo fiducia delle proprie risorse, aumentando la responsabilità e il senso di Sé. Con la terapia cognitivo-comportamentale invece si va incontro ad una desensibilizzazione sistematica dell’oggetto temuto fornendo la capacità di allentarsi di fronte ad esso.

Quando una fobia per voi diventa da considerare un reale “svantaggio” per colui che ne soffre?

Alessia Muscatiello