Dipendenza affettiva Giu07

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Dipendenza affettiva

La dipendenza affettiva: la faccia nascosta dell’amore

 “Gli disse che l’amore era un sentimento contro natura, che dannava due sconosciuti a una dipendenza meschina e insalubre, tanto più effimera quanto più intensa.”

Gabriel Garcìa Màrquez

Dipendenza affettiva

La faccia nascosta dell’amore

Il sentimento più nobile ed incondizionato, l’amore. Nonostante sia una meravigliosa fonte di vita, l’amore potrebbe avere una “faccia nascosta” e divenire la causa di un disequilibrio individuale, nonché di una profonda sofferenza  che può condurre fino all’insorgenza di un vero e proprio disagio psichico: la dipendenza affettiva. Informazioni utili sulla dipendeza affettiva possono essere trovate in questo sito:

http://www.michelecanil.it/pagina/dipendenza-affettiva-treviso

In inglese la dipendenza affettiva viene definita “love addiction” con un chiaro riferimento alle dipendenze, comprese quelle da sostanze. Infatti l’amore, quando è vissuto come un “legame dal quale non si può sfuggire” o peggio viene interpretato come il “dover soffrire”, diviene proprio come una droga la cui conseguenza distruttiva si riverserà automaticamente sull’annichilimento della relazione. Non a caso Sigmund Freud ne parlava così

“L’amore è quanto c’è di più prossimo alla psicosi” (S. Freud)

Ed infatti, quando la relazione e il sentimento diventano una vera e propria problematica, hanno l’esigenza di essere osservate e capite perché potrebbero richiedere un intervento di psicoterapia volto a ristabilire l’equilibrio perduto. Ma questo non accade in qualsiasi coppia ma in quelle in cui uno dei due partner, o delle volte entrambi, fa della relazione il suo unico punto focale, la sua unica ragione di vita, instaurando un rapporto fondato appunto sulla dipendenza affettiva. Per riconoscere l’amore dipendente bisogna tener presente alcuni fattori: innanzitutto l’ossessività e la volontà nel cercare di ridurre gli spazi personali del partner; la richiesta continua di devozione e di rinunce da parte dell’amato; la materializzazione di una stagnazione personale ed una repressione continua di possibili desideri al fine di mantenere saldi i punti saldi impiantati nel legame. Si manifesta inoltre una tendenza ad andare incontro ai bisogni del partner, depistando i propri. Assieme a questa dinamica, il partner dipendente riveste il ruolo del genitore, del confidente o dell’infermiere, tutto in base alla necessità dell’altro. Questo  indubbiamente risulta essere indice di una scarsa autostima e di una svalutazione delle proprie esigenze che non sono abbastanza degne di considerazione. Anche nelle situazioni di conflitto la collera viene riversata contro se stessi, tramutandola addirittura in senso di colpa. Solitamente si riscontra una maggiore incidenza femminile, 99% dei casi, e questo è dovuto soprattutto al fatto che il funzionamento psichico della donna a superare maltrattamenti e/o abusi è minore rispetto a quello dell’uomo ad allontanare situazioni particolarmente traumatiche. Infatti traumi, abusi, maltrattamenti e forti carenze affettive sono la causa più plausibile della dipendenza affettiva. La famosa psicoterapeuta americana Robin Norwood ha particolarmente trattato il tema delle dipendenze in molte delle sue pubblicazioni. “Donne che amano troppo” è il titolo del libro in cui vengono argomentate le ragioni per cui una donna sceglie di continuare una relazione pur sapendo che l’uomo è sbagliato e che non potrà cambiarlo. Vengono analizzate le dinamiche relazionali della coppia ma anche quelle con i genitori ed infatti, alla base di ogni disagio psichico, va sempre indagata la componente familiare.

Il modello genitoriale è di importanza decisiva nella scelta del partner oppure ha semplicemente un’influenza irrilevante?

La dipendenza affettiva va curata come problematica di coppia oppure come stabilizzazione del partner dipendente affinchè non commetta gli stessi errori nelle relazioni sentimentali future?

Alessia Muscatiello